Archivi per la categoria ‘Derivati’

Ad oggi, secondo alcune fonti, il numero uno dell’Eurogruppo ha spiegato che i Ministri delle Finanze dell’Eurozona non hanno discusso della ristrutturazione del debito proposta dalla Grecia, perché vogliono che si trovi prima l’accordo sulle riforme come apripista all’erogazione della tranche di aiuti.


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Sempre in questi giorni l’ESM (European Stability Mechanism) nel suo rapporto annuale ha evidenziato che il debito greco al 175% del PIL è alto ma sostenibile.

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Il progresso degli ultimi tempi ha portato il prezzo dell’ ORO sui massimi da inizio settembre e la settimana precedente si è chiusa con un +4% complessivo, sfiorando da inizio 2015 il +8% e +13% se convertito in Euro considerando la contemporanea svalutazione della moneta unica a sua volta scivolata sui minimi dell’anno.

Insomma l’investimento in oro si classifica come la migliore “asset class” da inizio 2015 e tale successo sarebbe riconducibile ad un desiderio di difesa degli investitori dalle turbolenze che stanno influenzando il quadro macro globale: caduta verticale dei prezzi del petrolio, la crisi politica in Grecia, iper-svalutazione del Rublo, il crollo dei rendimenti nella zona Euro in vista del il QE (appena deliberato), lo sganciamento del Franco svizzero dalla parità 1,20 contro Euro; il tutto in un contesto che vede la totale assenza di timori per l’esplosione inflattiva che aveva invece guidato gli acquisti speculativi del metallo giallo tra il 2005 ed il 2012.

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Il WTI – petrolio americano – recupera dai minimi dell’apertura odierna a 45 USD/barile spiegati in parte dalla decisione della Banca Mondiale di tagliare le stime di crescita globale portandole al +3% dal precedente 3,4%. Il minimo degli ultimi 6 anni è stato registrato ieri a 44,2 USD e quella in corso è l’ottava settimana consecutiva di ribassi.

Dopo un 2014 pesantissimo con un -46%, da inizio anno siamo già a -15%, avvicinando così i prezzi ai minimi 2009 segnati in area 33 USD. È sempre forte la convinzione che l’obiettivo, non dichiarato, dell’Opec sia proprio quello di estromettere dal mercato i produttori americani e canadesi di Shale Oil, i cui costi di estrazione sono stimati tra i 50 e 70 USD al barile ed i relativi impianti produttivi sono a vita media brevissima (circa 3 anni).

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Il petrolio tipologia americana si è portato sui livelli più bassi degli ultimi 2 anni e la settimana si è chiusa con un ribasso superiore al 5%.

La caduta sarebbe riconducibile ad una serie di concause riassumibili in breve come segue:

1) contemporaneo rafforzamento del dollaro

2) rallentamento della crescita economica della Cina, uno dei principali consumatori di petrolio al mondo

3) assenza di crescita nella zona euro evidenziata anche dai recenti dati macro tedeschi

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