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È sicuramente un fenomeno epocale che continuerà ad esercitare la sua influenza per un lungo periodo. La stampa inglese ha definito l’evento “il più complicato divorzio del mondo”.

La prima reazione dei mercati finanziari, come da attese, molto pesante, in particolare per i risparmiatori italiani colpiti sia sul fronte azionario, sia sui titoli di stato nazionali; paghiamo sempre a caro prezzo i momenti di crisi a causa della cronica debolezza del sistema Italia caratterizzata da un debito pubblico enorme e banche in eterno affanno, entrate anche questa volta nell’occhio del ciclone per il riaffiorare dei noti punti deboli del nostro sistema finanziario (leggasi presenza nei bilanci di grosse quantità di titoli di stato nazionali e corpose entità di “Non Performing Loans”) peraltro in un’economia sì in miglioramento ma ancora fragile e vulnerabile agli shock sistemici.

Oltretutto i mercati, scommettendo tutto sul “Remain” – anche in seguito a sondaggi che negli ultimi giorni avevano riportato la fiducia – a fronte del ribaltamento del risultato sono stati colpiti da volatilità alle stelle e negatività su prospettive di grande incertezza, determinando la corsa ai beni rifugio quali oro, bund e valute forti. L’instabilità economica innescata non farà pertanto bene alla libera circolazione di persone e cose, cosicché il costo della Brexit potrebbe rivelarsi molto alto.


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Per l’Unione Europea si è aperta una frattura profonda che ha posto un gigantesco problema politico a cui dovrà dare risposte all’altezza della portata storica della circostanza. Sarà necessario prendere decisioni non usuali nel più breve tempo possibile in termini di lavoro, crescita, welfare, sicurezza ed immigrazione. Completare l’unione bancaria con la garanzia unica sui depositi, varare un piano d’investimenti di grande respiro con o senza eurobond e condividere, parallelamente i debiti pubblici nazionali sulla base non solo di solidarietà – pure necessaria – ma anche di convinzione di ideali e convenienze. Tutto quello che prima poteva apparire velleitario, oggi è assolutamente indispensabile.

I mercati dal canto loro non aspettano, anzi vanno molto veloci ed il loro problema principale sono le posizioni apparentemente inconciliabili, caratterizzanti l’Europa post crisi del debito. La loro reazione così violenta va letta come un evidente atto di sfiducia nella capacità di leadership della classe politica europea paralizzata e troppo incline a sostituire il dialogo e la diplomazia con moniti e ritorsioni. Il disastro e gli interrogativi provocati da Brexit potrebbero però essere occasione unica per ricostruire una Unione Europea, nonché opportunità per rivedere gli astratti meccanismi che regolano il sistema dell’Euro.

A livello operativo rimane la fiducia sui titoli azionari europei in un’ottica di medio-lungo periodo – escludendo finanziari ed energetici – a patto di sopportare alta volatilità dei prezzi nel breve periodo.

(Franco C.)

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