Altro

È il primo rialzo dei tassi dal giugno 2006. Con un aumento del costo del denaro di 25 punti base in un range tra 0,25% e 0,50% si è interrotta la politica dei tassi ZERO cominciata nel dicembre 2008 come risposta alla crisi finanziaria globale innescata dal fallimento della Lehman Brothers del settembre 2008.

Nell’annunciare l’intervento la banca centrale americana ha sottolineato che i prossimi rialzi dei tassi di interesse saranno “solo graduali” in fase alle previsioni sull’economia e che la decisione è stata presa all’unanimità. Il messaggio è che finalmente la prima economia mondiale può stare in piedi da sola senza bisogno di politiche monetarie straordinarie, ben presente comunque che i nuovi tassi restano a livelli storicamente bassissimi.

Secondo una analisi di Bloomberg Business in merito alla decisione della Fed, le condizioni economiche sulla cui base è avvenuto questo primo intervento, non sono minimamente comparabili con quelle delle volte precedenti e ciò rende molto difficile per tutti, dalle istituzioni ai businessmen, determinare come possa essere ora il percorso da seguire per una stabile crescita economica americana.

Nel dettaglio l’analisi ha comparato la situazione attuale con le due precedenti stagioni di rialzo dei tassi: da febbraio 1994 a febbraio 1995 e da giugno 2004 a pari periodo del 2005, rilevando le seguenti differenze.


SPONSOR

SPONSOR


TIMING-in passato la Fed aveva dato meno tempo all’economia una volta uscita dalla recessione per operare un rialzo: poco più di 2 anni nella prima fase e poco più di 3 anni nella seconda contro i 6 anni e 3 mesi dell’attuale.

DISOCCUPAZIONE-l’attuale tasso di disoccupazione è inferiore rispetto ai cicli precedenti, ma gli economisti non vedono più questo fattore come un indice efficace, in quanto sono molti gli americani scoraggiati che hanno lasciato il mondo del lavoro e non risultano nelle statistiche ufficiali.

ADDETTI-la percentuale di persone che lavorano o sono in cerca di lavoro è inferiore a quella dei due rialzi precedenti, suggerendo in ciò ancora debolezza del mercato del lavoro.

SALARI-rispetto ai precedenti periodi la crescita per gli addetti alla produzione e per le posizioni non quadro o dirigente è stata tiepida.

INFLAZIONE-l’indicatore Fed di inflazione generale è ben al di sotto dell’obbiettivo desiderato del 2%, mentre negli altri due casi era superiore.

INFLAZIONE CORE-misura dell’inflazione che non considera cibo e carburante. Il dato sale più della precedente ma rimane modesta rispetto al passato.

ESPORTAZIONI IN % SUL PIL-sono diventate sempre più importanti sul PIL Usa, rendendoli più vulnerabili ad una recessione globale .

CRESCITA MONDIALE-appare più lenta rispetto al ciclo 2004 e più o meno simile nel ciclo 1995, secondo dati Fmi.

CRESCITA DEL PIL-l’economia statunitense sta crescendo più lentamente di quanto abbia fatto nel 2004. Infatti nei due periodi precedenti la crescita era stata rispettivamente del 3,4% e del 4,3% contro in più 2,7% attuale.

Fonte: MF 17/12/2015

(Franco C.)

[RIPRODUZIONE RISERVATA - ATTENERSI A NORME SU COPYRIGHT]

Rating 3.00 out of 5

Articoli correlati :

Lascia un Commento

Created and Administrated by G. C.