Altro

Il gruppo sudafricano SabMiller, secondo produttore di birra al mondo a cui fanno capo i marchi Foster, Peroni, Nastro Azzurro e Pilsner Urquell, ha accettato l’offerta d’acquisto da 90 miliardi di euro (68 miliardi di sterline) lanciata dal leader mondiale, l’anglo-belga Anheuser-Busch InBev [1]. Che tra i suoi 200 brand conta Becks, Budweiser, Corona e Stella Artois. Dall’operazione nascerà il nuovo numero uno al mondo, che avrà una capitalizzazione superiore ai 250 miliardi e produrrà un terzo delle bottiglie vendute. Si tratta della terza acquisizione più grande della storia. L’operazione sarà più grande dell’acquisto di 62 miliardi di euro di BG Group Plc fatta dal Gruppo Dutch Shell Plc.

Le ragioni
A spingere i due colossi alla fusione, è l’attuale stato dell’industria mondiale della birra che secondo l’americana McKinsey & Company deve affrontare la sua sfida più importante degli ultimi 50 anni. La domanda è in calo, i prodotti sono sempre più competitivi, mentre sono aumentate le esigenze dei clienti (il caso del boom delle birre artigianali). Negli Stati Uniti, uno dei maggiori consumatori, la produzione continua a essere stagnante. Ed è così da almeno sette anni. In Europa invece i volumi sono crollati del 10%, in particolare in Germania, paese per eccellenza della birra, dove i consumi di questa bevanda sono calati di un terzo negli ultimi 40 anni. Le ragioni sono molte: i cambiamenti demografici, i differenti regimi di tassazione, ma anche la concorrenza di altre bevande, come vino, sidro o drink analcolici. I siti industriali progettati per la produzione di grandi volumi a basso costo, inoltre, non sono adatti a produrre birre di nicchia in grado di fare concorrenza alle birre artigianali. [2]

SabMiller
SABMiller plc è il secondo più grande produttore di birra a livello mondiale, con una rete distributiva che conta più di sessanta Stati. Sei dei marchi sono nella classifica dei cinquanta migliori marchi di birra nel mondo e il gruppo è anche leader nella produzione di bottiglie di Coca-Cola al mondo. Fondata in Sudafrica nel 1895, l’anagramma South African Breweries (SAB), fece il primo investimento in Europa nel 1990 acquistando alcune azioni della “Compañía Cervecera de Canarias SA” nelle Isole Canarie. Nel 1999 il gruppo acquistò, da Altria Inc, la nordamericana Miller Brewing Company, diventando così “SABMiller”. Nel 2003 acquistò Bavaria S.A., il secondo più grande produttore di birra del Sud America e proprietario dei marchi Águila e Club Colombia. Nello stesso anno SABMiller acquistò il 29,6% di Harbin Brewery, il più antico birrificio cinese, preparandosi a beneficiare della crescita del settore della birra nei mercati in via di sviluppo. Nel corso dell’anno 2005, il gruppo sudafricano ha completato l’acquisizione, iniziata nel 2003, della società Birra Peroni Srl, penetrando dunque nel settore birraio italiano.

Inbev
La InBev è il maggiore produttore di birra al mondo per quantità prodotta. InBev opera in 30 paesi e vende i propri prodotti in oltre 184. La sede sociale è situata a Lovanio in Belgio, nello stesso stabilimento dove aveva precedentemente sede la Interbrew, la compagnia che fondendosi con la brasiliana AmBev ha dato vita alla InBev. Gli investimenti si concentrano attualmente su tre marchi mondiali: Stella Artois, Beck’s e Brahma. La InBev produce anche altri marchi, molti conosciuti a livello internazionale, come Jupiler, Hoegaarden (birra bianca), Staropramen, Leffe, Bass, Tennent’s o Labatt. Il 3 marzo 2004, Interbrew (uscita della fusione delle industrie della birra Stella Artois con sede a Lovanio in Belgio e la distilleria Piedbœuf di Jupille sempre in Belgio), effettuò un’operazione di fusione aziendale con la fabbrica di birra brasiliana Companhia de Bebidas das Americas (AmBev) per formare InBev. Il 14 luglio 2008 InBev SA/NV acquista al costo di 52 miliardi di dollari (70$ per ogni azione) la Anheuser-Busch, azienda statunitense, detentrice in particolare del marchio Budweiser. Questa operazione darà origine alla formazione di un’altra società, la Anheuser-Busch InBev, che gestisce circa 300 marche di birra. Con questa operazione la neonata Anheuser-Busch InBev è diventata la compagnia madre e la InBev e la Anheuser-Busch sono diventate semplici consociate controllate dalla società capogruppo.

Mercato
Assieme i due gruppi controlleranno quasi il 31% del mercato mondiale e oltre 350 differenti etichette. Il nuovo gigante della birra, infatti, oltre a essere fortissimo in Europa e Nord America, combinerebbe la posizione dominante del gruppo belga–brasiliano in America Latina con la forte presenza di SABMiller in Africa, due mercati in rapida crescita [3].

I consumi
I consumi di birra al mondo nel 2014 erano pari a 18811.4 migliaia di Kl: per dare un’idea di quanto possano essere sono l’equivalente di 298.284,4 milioni di bottiglie da 66 cl. I maggiori consumi si trovano in Asia, con al primo posto la Cina, il più grande mercato del mondo, seguita poi dall’Europa e dal Sud America. SABMiller [4] nel 2012 è riuscita a vendere niente meno che 50,8 milioni di barili, di cui solo poco più di sedici sono stati bevuti in Cina. Dove il mercato della birra negli ultimi cinque anni è cresciuto del 29% in volume e del 63%.Uno dei mercati con il più alto potenziale di crescita è considerato l’Africa, sebbene al momento conti solo il 6% della torta. Il consumo di birra pro-capite ci da l’idea invece del consumo di birra in termini relativi per paese. Il paese con il maggior consumo pro-capite di birra è la Repubblica Ceca con quasi 150 l/h anno, seguita da Namibia, Austria e Germania. Interessante è evidenziare che l’Italia è il paese in Europa con il più basso consumo di birra pro-capite.


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La produzione
Il primo produttore al mondo di birra è la Cina con un volume di 44.933.300 kl, seguita dagli Stati Uniti e Brasile. La regione con la maggiore produzione è sempre la Cina seguita d Europa e Nord America. [5]
La più venduta al mondo è la Snow Beer, birra della neve, ed è il frutto di una joint venture tra China Resources Enterprise e SabMiller. Secondo una ricerca pubblicata da Bloomberg tra le prime dieci birre più bevute al mondo quattro sono cinesi e due brasiliane. Sei sono di proprietà della InBev e due sono di SabMiller.

Il titolo
La risposta del mercato alla notizia della fusione è stata senz’altro positiva. InBev ha guadagnato 7 punti percentuali e Sabmiller ben 22 punti [6], i rendimenti [7] delle società da inizio anno sono rispettivamente 8.03% e le azioni hanno raggiunto il valore di 101 euro per InBev e per Sabmiller di 19.19% e le azioni hanno raggiunto il valore di 4000 Gbp. Secondo gli analisti di Fineco le due società sono buy.

Antitrust
Secondo alcuni esperti di fusioni, l’approvazione da parte dell’ autorità di antitrust potrebbe richiede più di anno. Se AB Inbev non riuscisse a presentare tutti i documenti per la chiusura dell’accordo, oppure i suoi shareholders non dovessero approvarlo, sarà costretta a pagare una multa di 3 miliardi a SAB Miller. Le maggiori difficoltà che incontrerà AB InBev saranno sul mercato americano in quanto già detiene il 45% del mercato e anche la potenziale controllata Sabmiller il 25%. Per il mercato italiano non ci sarà alcun problema in quanto l’unica birra italiana del gruppo è la Peroni che detiene poco più del 20% del mercato. Secondo gli esperti Inbev and Sab per raggiungere questo accordo dovranno almeno vendere la controllata Miller e sciogliere la joint venture fatta con Molson Coors e secondo alcuni questo potrebbe non essere ancora abbastanza. Già 2013, Obama aveva obbligato InBev a diversificare su altri settori, bloccando gli investimenti sulla Mexico’s GrupoModelo (detentrice di Corona) per ridurre il così chiamato Big Beer Bender (sbornia delle grande birra).

Conclusioni
Kairos Partner [8] riporta un articolo sostenendo che il matrimonio tra le big potrebbe non creare valore e non realizzerà gli obiettivi previsti a livello di crescita di margini e consumi. Philip Gorham analista azionario di Morningstar è scettico sul tema relativo all’espansione dei margini e dei consumi, sebbene i mercati ormai prezzino un’operazione di acquisto e dubita che InBev possa acquisire Sab ad una valutazione tale da creare valore”. Sulla carta il matrimonio conviene più ad InBev che, con le nozze, avrebbe accesso al promettente mercato africano nel quale la concorrente è già presente in un momento in cui registra qualche difficoltà in alcuni paesi. SabMiller, invece, secondo quanto detto dal suo amministratore delegato Alan Clark sostiene che “Sicuramente un’unione farebbe bene a entrambi i gruppi, soprattutto dal punto di vista del risparmio dei costi. “Secondo gli analisti equity di Morningstar, bisogna prendere in considerazione anche la situazione finanziaria. InBev ha le munizioni adatte per portare avanti un’acquisizione. Alla fine del 2013 la società aveva in cassa 10 miliardi di dollari in contanti . La situazione debitoria, intanto, sta migliorando grazie all’entrata a regime di acquisti precedenti come quelli di Oriental e di Modelo. Con i tassi di interesse americani ai minimi, inoltre, non sarebbe difficile ottenere un finanziamento a prezzi bassi. Il risultato è un vantaggio competitivo per entrambe le aziende. “Ma spesso la somma dei vantaggi non da come risultato un vantaggio più grande”.“Nel caso delle due aziende, a fare la differenza sono i prodotti e i loro costi. Abi possiede marchi di alto livello, mentre Sab si rivolge a consumatori di fascia più bassa. Questo può creare problemi in alcune zone”.L’esempio fatto dagli analisti è quello dell’America latina dove Sab è leader anche grazie ai prezzi bassi che pratica. “La new company, per fare profitti in quell’area dovrebbe vendere a prezzi più alti” “Ma è più facile che i clienti cambino marca di birra piuttosto che spendere di più”. Il matrimonio, in questo senso, rischierebbe di trasformarsi in un regalo per le concorrenti. “Se l’operazione andasse in porto, Mega Brew non dovrebbe toccare i listini dei prezzi dei prodotti Abi per almeno otto anni prima di farli diventare convenienti per i sudamericani”, una scelta che peserebbe sui conti della nuova società”. I vantaggi per AB InBev. L’acquisizione di SABMiller avrà un impatto limitato sulla redditività del capitale di ABI nel breve periodo (l’indice ROI dovrebbe guadagnare un solo punto percentuale salendo al 14% entro la fine del 2019), mentre i risultati più evidenti riguarderanno le vendite in Africa e il taglio dei costi in America latina e in Europa dell’est. Il mercato africano è destinato a rappresentare il 12% del giro d’affari del nuovo gruppo ed è prevista una crescita a un tasso medio di circa il 5% nei prossimi cinque anni. L’integrazione della produzione negli stabilimenti in sud America e in quelli dei paesi emergenti del vecchio continente promette di aumentare le economie di scala e di migliorare il margine operativo di ABI. [9] Gli analisti hanno lasciato invariato il fair value di SAB Miller e AB Inbev (rispettivamente a 112 euro e 39 sterline) fino a quando l’accordo non verrà ratificato dagli azionisti. Bisogna considerare anche un importante fattore culturale che potrebbe incidere su le vendite in Africa. In Africa, il 40.46% della popolazione è di religione islamica e la religione vieta il consumo di bevande alcoliche.

(Simone Vidotto)

Fonti: [1]Ab Inbev-SabMiller, il produttore della birra Corona conquista il gruppo della Peroni per 90 miliardi, 13 ottobre 2015, ilfattoquotidiano, [2] Birra, perché AB InBev e SABMiller hanno unito le forze, Massimo Morici, 13 ottobre 2015; [3] The barth report, Barth Haas Group, 2014-2015; [4] La mappa europea del consumo di birra pro capite, Linkiesta, 28 dicembre 2013; [5] Kirin Beer University Report Global Beer Production by Country in 2014, August 10, 2015; [6] SabMiller- Ab Inbev, in vista fusion Nasce il gigante della birra, 16 settembre 2015, Corriere della sera; [7] Redazione economica, corriere della sera, 16 settembre 2015; [8] Birra: acquisizione SabMiller da AB InBev non crea valore (Morningstar); [9] Aneuser-Bush Inbev e SabMiller, nozze felici?, Marco Caprotti, Morningstar.

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