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Dall’essere un dei BRIC a maggiore crescita ed uno dei motori dell’economia globale, il Brasile sta inanellando record economici negativi, sino a diventare uno dei peggiori fra i Paesi emergenti.

Situazione politica piuttosto difficile, vari scandali legati alla corruzione, in particolare quello di Petrobras, economia debole ed inquietudine della popolazione sono gli ingredienti di una situazione critica.

Le previsioni sul PIL 2015 vedono una significativa contrazione del 2,5% e per il 2016 i dati sono rettificati passando dall’1% dello scorso mese allo 0,50% attuale; l’inflazione a metà giugno segnava 8,8% e si ritiene possa arrivare al 9% ed oltre entro fine anno.

La disoccupazione è incrementata al 6,9% rispetto al 4,8% di un anno fa. Questi dati riflettono quindi un complessivo rallentamento dell’economia: ad un mercato del lavoro più debole si aggiunge la fine del ciclo virtuoso delle commodities, di cui il Brasile è notevole esportatore, anche per effetto dell’economia cinese non più così brillante nella domanda di materie prime brasiliane. Nell’ultimo anno il Real si è notevolmente svalutato contro dollaro, perdendo il 30% circa ed il nuovo tracollo degli ultimi giorni lo ha portato ai minimi degli ultimi 12 anni rispetto al biglietto verde.


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Tale svalutazione non ha peraltro aiutato le esportazioni tant’è che lo scorso anno, per la prima volta dal 1998, il Brasile ha registrato una bilancia commerciale negativa. Il surplus della prima parte del 2015 è frutto della compressione delle importazioni unita al declino dei consumi e degli investimenti. Produzione industriale e comparto servizi in sensibile decremento, così come gli investimenti stranieri. Il mercato azionario brasiliano negli ultimi anni è stato fonte di dispiaceri per gli investitori dell’Eurozona anche per effetto del cambio: infatti il Real dai massimi del 2010 ha perso oltre il 70% nei confronti dell’Euro, contribuendo a peggiorare le già deludenti performance dell’indice domestico (Bovespa -6% medio annuo in Real e quasi -15% in Euro).

La disfatta borsistica è stata accompagnata dal tracollo dei risultati gestionali delle imprese presenti negli indici, con utili in valuta locale inferiori del 70% rispetto ai massimi segnati nel 2009. Infatti i margini delle società sono crollati al livello più basso dal 2002, in un contesto internazionale molto favorevole ai profitti aziendali. La situazione di breve periodo rimane difficile per il mercato azionario brasiliano ma, probabilmente, gli investitori con orizzonte temporale più ampio potrebbero tornare a puntare su un Paese che rimane importante.

Fonte: NoRisk

(Franco C.)

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