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La BCE ha dato il via al Quantitative Easing (QE) da poco più di un mese e il Presidente Draghi ha sottolineato, nel corso dell’ultima conferenza stampa, i primi effetti positivi della manovra.

Il piano di acquisto di titoli varato dall’Eurotower, il cosiddetto Extended Asset Purchase Programme (EAPP) prevede che da marzo 2015 fino almeno a settembre 2016 vengano acquistati ogni mese circa 60 miliardi di Euro di titoli emessi dai Governi dei paesi dell’area Euro, da agenzie e istituzioni internazionali o sovranazionali europee, oltre ai covered bond (che rientrano nel programma CBPP3) e agli ABS (che fanno parte del programma ABSPP). L’importo complessivo dell’EAPP è di 1.140 miliardi di Euro, nell’ambito dei quali gli acquisti di titoli di Stato e delle agenzie sono pari a 783 miliardi di Euro.

Il programma di acquisti di titoli di Stato e agenzie è basato sulle quote possedute nel capitale della BCE, calcolate sul Prodotto Interno Lordo (PIL) di  ciascun paese rettificato per la popolazione residente. Nel caso dell’Italia gli acquisti di titoli di Stato dovrebbero raggiungere circa 140 miliardi di Euro. Gli acquisti riguarderanno titoli Governativi e delle agenzie con scadenza compresa tra 2 e 30 anni. Il QE prevede limiti precisi nel riacquisto dei titoli: i bond non potranno superare il 33% del debito totale dell’emittente, né il 25% per singola emissione. È prevista inoltre la clausola del “risk sharing” (condivisione del rischio), in base alla quale le Banche Centrali dei paesi interessati all’EAPP garantiranno per una quota pari all’80% del totale e il 20% sarà il rischio condiviso tra Banche nazionali e BCE, con l’intento di “responsabilizzare i singoli paesi” come richiesto dalla Germania e dagli altri paesi del Nord Europa; il rating minimo delle obbligazioni  è compreso tra AAA e BBB- , ma saranno possibili eccezioni per i paesi sottoposti a programmi di assistenza finanziaria concordati con l’UE, come nel caso di Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro.

Il QE è finalizzato ad accentuare l’impostazione, già largamente espansiva, della politica monetaria della BCE, attraverso l’acquisto di titoli su larga scala (Large-Scale Asset Purchase – LSAP), con conseguente immissione di base monetaria (non sterilizzata); la decisione della BCE deve essere anche valutata in relazione alla scarsa efficacia degli strumenti tradizionali di politica monetaria finora adottati, quali la riduzione dei tassi ufficiali e le operazioni di mercato aperto su titoli di Stato a breve e a medio termine.

Il modus operandi convenzionale delle Banche Centrali prevede infatti di agire attraverso il controllo dei tassi di interesse, lungo un “meccanismo di trasmissione” che lega il tasso di riferimento della Banca Centrale a quelli che si formano nel mercato interbancario (tassi Euribor), fino a quelli praticati alla clientela nelle operazioni di finanziamento a breve e a medio e lungo termine (tassi attivi bancari).  La prima misura adottata dalle Banche Centrali dei paesi maggiormente industrializzati per favorire la ripresa dell’attività economica è stata quella di portare quasi a zero i tassi ufficiali, senza che ciò abbia prodotto effetti apprezzabili sulla dinamica del credito, sui consumi e gli investimenti. La domanda di credito si è ridotta a causa della prolungata fase recessiva che ha colpito soprattutto i paesi periferici dell’area Euro; a sua volta l’offerta di credito si è sensibilmente ridimensionata, in quanto per le banche è diventato più rischioso concedere credito e la priorità per gli intermediari creditizi è stata quella di mettere in sicurezza i propri bilanci, operando maggiori accantonamenti e aumentando gli impieghi più sicuri e liquidi.


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In una situazione di tassi di interesse ufficiali prossimi allo zero e di progressiva riduzione della moneta in circolazione (misurata attraverso l’aggregato M3), il sistema entra in una situazione definita “trappola della liquidità”, nella quale la politica monetaria “tradizionale” perde la sua efficacia. Con il QE, la BCE ha deciso di intervenire con una modalità non convenzionale nel sistema finanziario “iniettando” nuova liquidità, attraverso l’acquisto di titoli.

 Quali effetti potrà produrre il QE per le famiglie e le imprese? In chiave prospettica, numerosi fattori potranno contribuire al miglioramento del quadro congiunturale nei paesi dell’area Euro e soprattutto dei paesi periferici dell’Unione, tra i quali l’Italia, che hanno maggiormente risentito della crisi dei debiti sovrani del biennio 2011-2012.

Il primo effetto, collegato alle azioni non convenzionali di politica monetaria della BCE, è relativo al deprezzamento dell’Euro sui mercati valutari; il tasso di cambio nominale effettivo dell’Euro si è deprezzato negli ultimi mesi di poco meno del 7% e ciò potrà contribuire a sostenere la crescita della domanda estera (maggiori esportazioni).

In secondo luogo, le condizioni più favorevoli di accesso al credito bancario e ai mercati finanziari potranno favorire gli investimenti delle imprese e porre le basi per una progressiva ripresa del settore immobiliare, dal lato delle famiglie. In terzo luogo, occorre considerare l’effetto ricchezza alimentato dai rialzi delle attività finanziarie presenti nei portafogli delle famiglie (titoli di Stato, in particolare, e azioni). L’effetto ricchezza, prodotto dalla rivalutazione delle attività finanziarie delle famiglie, si accompagna alla crescita del reddito disponibile, favorito dal calo dei prezzi energetici. L’interazione di questi fattori potrà sostenere la ripresa dei consumi delle famiglie nei prossimi mesi.

La previsione dei benefici derivanti dall ’attuazione del QE, fungendo da stimolo per i consumi e gli investimenti, potrà alimentare in senso positivo il clima di fiducia delle famiglie e delle imprese.

(Laura Godorecci)

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