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Il FTSE MIB ha terminato la settimana scorsa con un guadagno di circa il 3% a ridosso dei 22mila punti. Gli investitori restano fiduciosi sul raggiungimento di un accordo tra l’Europa e la Grecia, nonostante il cancelliere tedesco Angela Merkel abbia commentato che ci sono ancora molte questioni tecniche da risolvere con Atene, ma anche che i greci hanno fatto tanti sacrifici per restare nell’Euro e che la base dei lavori dell’Eurogruppo è mantenerli in tale ambito.

Intanto i PMI dell’Eurozona continuano a lanciare segnali di fiducia sulla ripresa economica del Vecchio Continente. Secondo analisi c’è aspettativa che la crescita del PIL si rafforzi sino a vedere un aumento del 2,25% per la metà di quest’anno anche per effetto di fattori positivi come l’euro debole; anche sull’Italia c’è fiducia in quanto sta per “svoltare l’angolo” e che dopo 13 trimestri di recessione l’economia italiana sia finalmente pronta a crescere. Insomma diversi indicatori congiunturali sostengono un sentiment positivo non solo sul fronte dei dati macro, ma anche sulla situazione greca dal momento che il mercato crede che UE e Atene alla fine troveranno un compromesso, sia pur non sottovalutando la presenza di rischi.


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L’azionario europeo non si fa contagiare dalla situazione presente in Grecia e continua ad attirare l’attenzione degli investitori: infatti nell’ultima settimana, secondo evidenze, 5,8 miliardi di dollari americani si sono diretti verso tale asset. Però gli analisti fanno anche notare che per ora il tasso di crescita resta modesto e che il sistema finanziario europeo è centrato sulle banche che forniscono il 70% circa dei finanziamenti esterni alle imprese. La crisi ha mostrato la vulnerabilità di un sistema basato sui prestiti bancari, Infatti il rafforzamento del capitale e della liquidità conseguenti hanno pesato sull’espansione del bilancio degli istituti di credito. A parità di condizioni ciò riduce la disponibilità di prestiti e ne alza il costo a scapito delle società e delle economie dipendenti dalla banche.

Per rispondere a questo problema le autorità europee hanno bisogno di creare fonti alternative di finanziamento esterno. Circostanza che andrebbe a migliorare resistenza e flessibilità e affidabilità della fornitura di credito all’economia reale, facendo nascere opportunità per sostituire i prestiti bancari. Recentemente le iniziative del “capital market union” si stanno muovendo in questa direzione e devono essere viste come parte di un’agenda in cui ci sono le necessarie riforme strutturali.

Fonte: articolo da MF-DJ del 20/02/2015

(Franco C.)

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