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Il Governo ha recentemente approvato il decreto che impone alle dieci banche popolari con più di 8 miliardi di attività, la trasformazione in società per azioni entro 18 mesi. Chi non si adegua perderà la licenza bancaria.

Le dieci banche coinvolte sono: Banco Popolare, Ubi Banca, Banca Popolare dell’Emilia e Romagna, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Vicenza, Credito Valtellinese, Veneto Banca, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Banca Popolare di Bari.

L’associazione delle banche popolari – Assopopolari – si è dichiarata pronta a dare battaglia contro il provvedimento, il cui decreto è il punto debole dell’iniziativa del Governo in quanto, come prevede la Costituzione, questa forma serve al Governo per interventi con forza di legge laddove esistano i presupposti di “necessità e urgenza”. Come tutti i decreti il provvedimento è da subito in vigore, ma dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni e proprio in questa sede potrebbe accendersi la battaglia con i tanti difensori del sistema delle banche popolari.


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Il voto capitario, peculiarità più forte delle società cooperative (quali sono le banche popolari) in virtù di cui ad ogni socio è attribuito un solo diritto di voto in assemblea a prescindere dal numero di azioni possedute, è stato abolito dal decreto. Le banche popolari che diventano Spa vedranno pertanto il diritto di voto assegnato in funzione delle azioni possedute. Finora il voto capitario ha permesso alle associazioni sindacali o altre espressioni del territorio di controllare di fatto la gestione della banca.

Fonte: Websim

(Franco C.)

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