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La Banca Centrale Europea lascia il “Refi”, il tasso di rifinanziamento,  al minimo storico dello 0,05% .

Il Tasso Refi rappresenta il valore indicizzato che le banche sono tenute a pagare quando prendono in prestito il denaro dalla BCE, quindi nel momento in cui gli istituti di credito si trovano a dover affrontare momenti di crisi di liquidità e sensibili alla variazione del refi sono soprattutto i tassi interbancari, come l’Euribor,  il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee.

Inflazione e dinamica del PIL a livelli bassi, inducono a ricorrere a misure di allentamento della politica monetaria.


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Il governatore Draghi, al termine del Consiglio direttivo ha chiarito che c’è da attendere: “Il prossimo anno valuteremo gli stimoli attuati, le prospettive sulla stabilità dei prezzi e le dimensioni del bilancio”.

Per quanto concerne il Quantitative Easing, il programma di acquisto dei titoli di stato, occorre ancora del tempo, anche se, il governatore Draghi riferisce che non è necessaria l’unanimità per varare tal decisione.

Occorrerà ancora del tempo per ulteriori misure non convenzionali” e a tal proposito la BCE è già al lavoro in maniera da “intervenire in maniera tempestiva, se necessario”.

(Laura Godorecci)

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