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L’Europa si conferma prigioniera della spirale deflazionistica.

Non si arresta il calo dei prezzi nei Paesi dell’Euro, confermato dagli ultimi dati di Ottobre, i più bassi degli ultimi cinque anni.

Tralasciando tutte le conseguenze economico-sociali della deflazione, le considerazioni più importanti sono incentrate sul ruolo di questo fenomeno all’interno della Borsa.

La riduzione del livello dei prezzi, infatti, genera il “congelamento” dei consumi: si è propensi a posticipare nel tempo qualsiasi acquisto non indispensabile, non curandosi dell’inesorabile futura discesa degli stipendi. La moltiplicazione di questa scelta per gran parte degli agenti di un sistema economico genera una contrazione dei consumi, deprimendo la crescita e di conseguenza non aumenterà nemmeno il PIL.

Oggi, vista la minaccia deflazione per l’UE, gli investitori preferiscono cautelarsi con bond dell’area e acquistando massicce azioni di Stati Uniti e Paesi emergenti.

Prospettive d’inflazione o deflazione non hanno un’influenza positiva sul mercato, tanto che le prospettive di stabilità nel carovita hanno consentito il “rally delle borse” negli ultimi cinque anni.

“Né l’inflazione né la deflazione fanno bene agli asset rischiosi. L’inflazione sopra le attese fa aumentare la volatilità e spinge le banche centrali ad alzare i tassi e questo comporta un rallentamento dell’economia. I passati periodi di alta inflazione negli Usa e nelle altre economie hanno portato al ribasso i multipli azionari e a un rialzo degli spread sui crediti”, sottolineano gli esperti di JP Morgan.


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Alla presenza di una riduzione dei prezzi, gli investitori preferiscono investimenti liquidi o il reddito fisso, poiché i loro ritorni reali sono più interessanti di quelli delle azioni. Si cercherà, in particolare, di investire nei paesi in via di sviluppo e in titoli più rischiosi, o in attività più innovative: spesso le innovazioni tecnologiche o i nuovi modelli di organizzazione sono accompagnati da una riduzione dei prezzi (come l’evoluzione dei prezzi dei computer o ai voli low cost), e questo è un fatto positivo.

Settori da evitare?

Sicuramente uno dei settori che risentirà del calo dei prezzi è quello immobiliare: meglio evitare il “real estate”, comprare case in questo periodo significa rischiare di acquistare un’immobilizzazione che potrebbe continuare a svalutarsi nel giro di pochi mesi.

Nei periodi di estrema deflazione, le obbligazioni hanno realizzato rendimenti reali pari al 20% annuo: il valore del denaro tende a crescere, i bond che vanno meglio sono quelli che offrono un tasso d’interesse elevato. Anche le azioni però vanno molto bene, con rendimenti reali dell’11%.

Durante una deflazione peggiora la capacità di ripagare i debiti, gli investitori obbligazionari devono quindi prestare molta attenzione all’emittente, fidandosi principalmente di aziende sane, solide e solvibili.

(Giancarlo Gambino)

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