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In questi giorni si sono concluse le OPVS (Offerta Pubblica di Vendita e Sottoscrizione, anche chiamata IPO dall’inglese Initial Public Offering) di due importanti società italiane leader nei rispettivi settori, che si affacciano per la prima volta al mercato del capitale di rischio.

Fincantieri è un’azienda che si occupa di cantieristica navale – commerciale e militare - controllata da una società di Cassa Depositi e Prestiti e quindi partecipata indirettamente dal Tesoro italiano. La quotazione in Borsa partirà il 3 luglio prossimo venturo ed è prevista una cessione di circa il 40/45% delle quote azionarie detenute dalla controllata di CDP.

FinecoBank è invece la banca online e multicanale del Gruppo Unicredit, broker numero uno in Italia e in Europa per i servizi di trading online con una fitta rete di promotori finanziari a disposizione della clientela. La sua quotazione in Borsa precederà quella di Fincantieri di un giorno e verrà ceduto il 30/35% delle quote detenute da Unicredit.

Le due società hanno suscitato l’interesse degli investitori in maniera assai differente: Fincantieri ha reso noto il taglio di un terzo della quota di collocamento inizialmente prevista al prezzo di 0,78 Euro per azione, cioè al minimo della forchetta di quotazione, indicativo del fatto che la quotazione non ha scaldato i cuori degli investitori; al contrario Fineco ha annunciato copertura tripla della quota messa a disposizione, che si scontra con il prezzo di emissione fissato a 3,7 Euro, nella parte bassa della forchetta 3,5-4,4 Euro.


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Questa differenza può essere spiegata dalla diversità dei business, dove Fincantieri si basa su commesse nazionali ed internazionali che sono ovviamente soggette ai cicli economici mentre Fineco è di una realtà bancaria in continua crescita a livello di quote di mercato; last but not least, Fincantieri ha annunciato che non è prevista l’erogazione di alcun dividendo almeno per i prossimi 3 anni mentre Fineco ha sottolineato future corpose redistribuzioni dell’utile fra gli azionisti.

Una curiosità: l’incertezza sulle cifre riguardanti le quote messe a disposizione degli investitori dipende dalla cosiddetta “Greenshoe Option” (anche detta Over Allotment), che in estrema sintesi può essere considerata una tecnica funzionale alla stabilità dei prezzi all’atto della quotazione e nei 30 giorni successivi alla stessa, essendo un’opzione che permette di aumentare l’offerta delle quote da parte del consorzio di collocamento (le banche) per calmierare i prezzi subito dopo la quotazione in Borsa, in presenza di una forte pressione negativa oppure positiva sul prezzo.

Cliccando su questo link è possibile approfondire il perché una società per azioni si quoti in Borsa.

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