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Borsa a picco e lo spread balza in avanti di oltre 20 basis point, superando quota 180: è questo il riassunto della turbolenta giornata appena trascorsa che ha assegnato la maglia nera d’Europa al mercato italiano.

A scatenare l’inversione di tendenza odierna - con un FTSE MIB nuovamente vicino al supporto dei 20’000 punti - è stata l’indicazione sul PIL italiano fornita dall’ISTAT, per il quale si è stimato un andamento peggiore delle attese.

Il settore bancario è stato ovviamente quello maggiormente colpito dalle vendite, con pesanti e generalizzati ribassi, ma tutti i titoli presenti sul principale listino italiano hanno chiuso in rosso. In particolare il PIL ha fatto segnare -0,1% su base trimestrale e -0,5% su base annuale.

Dopo la cavalcata del mercato italiano da inizio 2014 - rallentata nelle ultime settimane - unita al costante calo dello spread che aveva raggiunto i minimi degli ultimi anni grazie ad una rinnovata fiducia, una correzione era nell’aria; il dato più preoccupante però è che l’economia italiana risulta essere troppo fragile e, come sempre, l’amministrazione pubblica non semplifica le cose: siamo ancora distanti da riforme che vadano ad incidere significativamente sul Paese, come l’abbattimento degli sprechi e la razionalizzazione delle risorse, la riduzione della pressione fiscale su persone ed aziende e la diminuzione del debito pubblico, tutte situazioni facenti parte di un circolo virtuoso che non si vede ancora nemmeno in lontananza. Qualcosa di positivo è stato fatto ma siamo ancora alla punta dell’iceberg ed ora i mercati presentano il conto, mostrando di voler vedere fatti concreti dopo parole e programmi.


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È però interessante notare che il nostro principale indice di Borsa, nonostante la corsa al rialzo, non abbia raggiunto i massimi storici, come hanno fatto invece gli indici di USA e Germania: quest’ultima si è inoltre rivelata locomotiva d’Europa per l’ennesima volta - grazie a dati sulla crescita molto più incoraggianti di quelli italiani – ma non è possibile associare questi risultati ai soli vantaggi che la Germania possa aver ricevuto dall’introduzione dell’Euro o dall’imposizione di politiche rigorose ai membri UE, solita giustificazione italiana utilizzata per nascondere le mancanze e i veri problemi del nostro Paese. Spesso occorrerebbe invece fare ammenda e prendere spunto dai migliori piuttosto che lamentarsi ma non cambiare nulla perché “per molti” è più comodo così. Ai posteri l’ardua sentenza.

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