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Il principale listino francese negli ultimi 5 anni ha evidenziato un deciso progresso (+171%) recuperando dai minimi storici raggiunti all’inizio del 2009, sottoperformando comunque l’indice Eurostoxx (+175%), ma in particolare il benchmark tedesco (+228%). Va considerato però che nell’Eurostoxx i titoli francesi pesano per quasi il 33% della capitalizzazione complessiva e ne costituiscono l’entità più rappresentata.

La Francia resta ancora oggi una delle economie più importanti tra i paesi industrializzati, ma da diverso tempo il suo peso relativo si sta ridimensionando pur mantenendo un ruolo preminente nell’Eurozona (dietro la sola Germania); negli ultimi 15 anni il PIL ha segnato una crescita non esaltante, ma a livelli paragonabili a quelli tedeschi (prossima all’1,3% annuo).

La crisi finanziaria ha poi indebolito quei paesi con maggiori deficit strutturali, rafforzando per contro quelli che presentavano migliore situazione grazie ad un percorso di riforme già attuato (vedi Germania). Di conseguenza la recessione ha contratto l’attività economica più marcatamente rispetto a quella tedesca: anzi quest’ultima ha intrapreso un recupero ben oltre i massimi dei cicli precedenti. Se la Francia nell’ultimo triennio è in una fase di stagnazione le cause vanno ricercate in una politica incapace di innovare il tessuto produttivo e l’apparato burocratico per allinearli al mutato contesto degli ultimi anni.


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Le società presenti nel CAC40 sono globali ed il giro d’affari che dipende dall’intera Europa è all’incirca il 40%, per gli Usa il 19% ed il 23% per l’Asia ex Japan. La capitalizzazione di mercato dei suoi campioni nazionali é rilevante: Total pesa l’11% , Sanofi il 10,8%, BnpParibas il 6,7%, Lvmh il 4,4% e Axa il 4,3% . Appartengono ciscuna ad un settore differente e rispettivamente oil&gas, farmaceutico, bancario, lusso ed assicurazione. Il ciclo dei profitti delle società del listino francese è ancora in fase calante: risultano a tuttoggi inferiori al 50% dei massimi toccati nel settembre del 2007, con redditività che rimane compressa su valori molto contenuti (6,7%).

In prospettiva la possibilità di un miglioramento resta solo in presenza di un ritorno verso margini aziendali accettabili; il rapporto prezzi di borsa/profitti è 23x ed anche la versione calcolata sugli EPS (Earning Per Share, cioè utili per azione) attesi a 12 mesi è vicina ai massimi storici. Il rapporto tra tale indicatore e quello rilevato per l’MSCI World, non evidenzia un valore a buon mercato. Si può sostenere che la continuazione del rialzo dei titoli al CAC40 potrà avvenire solo attraverso il rafforzamento del ciclo economico della zona Euro e globale oltre le attuali previsioni che prefigurano un quadro asfittico.

Fonte: stralcio da report NoRisk pubblicato da Websim

(Franco C.)

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