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In occasione di un periodo di studio alla University of Chicago abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il noto economista italiano Luigi Zingales, professore presso la prestigiosa Booth School of Business del medesimo ateneo e che ringraziamo ancora per la disponibilità ed accoglienza. La lunga carriera accademica del professor Zingales inizia con una laurea in economia presso l’Università Bocconi di Milano e continua con un dottorato al Massachussets Institute of Technology di Boston, per poi approdare a Chicago dove vive ed ha vissuto negli ultimi 21 anni.

Nel corso dell’incontro informale abbiamo toccato vari argomenti di attualità politica ed economica del nostro Paese.

Professor Zingales, quale opinione ha sulla situazione politica ed economica dell’Italia a livello generale?

Paradossalmente penso che l’aspetto positivo delle crisi economiche e finanziarie sia lo shock molto forte ed immediato che esse creano, il quale si riflette in una rapida presa di coscienza ed in una risposta altrettanto rapida e forte. Il problema dell’Italia invece è che oggi come oggi sembra destinata ad un lento declino, assai peggiore della forte crisi, in quanto è difficile da arginare e dal quale è più complicato risollevarsi in futuro. Intendo anche il progressivo depauperamento della nazione a qualsiasi livello, dalla fuga dei cervelli alla chiusura o trasferimento delle nostre aziende.

Quali sono perciò i problemi che attanagliano la penisola?

Ritengo che il più grande problema sia l’amministrazione della cosa pubblica. L’Italia è storicamente un paese di governi deboli che si susseguono rapidamente senza completare intere legislature, questo crea preoccupazione ed instabilità a livello internazionale e sui mercati. Inoltre le decisioni più importanti vengono continuamente posticipate o passano di mano in mano fra governi senza arrivare ad un risultato concreto: ripartire dalle infrastrutture potrebbe essere una delle soluzioni possibili ma storicamente in Italia questo diventa arduo poiché le amministrazioni sono deboli. L’immobilismo che ne deriva costa comunque molto denaro ma non fa progredire la nazione. Il governo Monti è stata un’occasione sprecata per cambiare le cose ed ora ci troviamo nella situazione di sempre. 

Purtroppo credo che in Italia nemmeno l’amministrazione della cosa privata, a parte alcune illustri eccezioni (eccezioni che però confermano la regola), sia scevra di colpe: mi riferisco in particolare ai problemi di governance di grandi aziende e la commistione con la politica, il clientelismo ed il nepotismo, con una chiara e marcata mancanza di meritocrazia. Troppo spesso il top manager della grande azienda privata non si trova in quella posizione per spiccate capacità personali.

Ha in mente possibili soluzioni per risollevare la nostra economia e le sorti del Paese intero?

La domanda è estremamente complessa ed il concetto fondamentale è che non esiste la bacchetta magica: ci sono vari rimedi possibili da applicare ma che se perseguiti singolarmente possono portare ad un beneficio immediato nel breve periodo ma non necessariamente nel lungo termine. Ad esempio tagli alla spesa pubblica, alleggerimento della tassazione, riduzione della burocrazia e via dicendo, sono tutte azioni da cui il Paese non può che trarre giovamento ma che non sono sufficienti.


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Per esempio anche l’uscita dall’Euro e una conseguente svalutazione della moneta nazionale può portare benefici – a parte effetti collaterali come un’alta inflazione – benefici che però non è detto si protraggano nel tempo. E’ bene ricordare che l’Italia è entrata nell’Unione Monetaria Europea semplicemente perché la lira non aveva più credibilità a livello internazionale – viste le pesanti svalutazioni operate in passato – e questo avrebbe portato ulteriori complicazioni sui mercati finanziari per il finanziamento del debito. Al contrario invece un paese come il Regno Unito si è potuto permettere di non entrare nell’UME perché la Sterlina ha sempre avuto una diversa credibilità internazionale.

Insomma la soluzione più efficace sarebbe quella di tornare ad essere veramente produttivi come un tempo e conseguentemente più competitivi sui mercati, cosa che purtroppo non siamo ormai più da 15/20 anni, anzi lo siamo addirittura ancora meno rispetto ad altri paesi UE considerati in cattive condizioni come Spagna ed Irlanda. Maggiore produttività (intesa come quantità di output prodotta in rapporto alle risorse utilizzate per ottenerlo, che è influenzata da tanti fattori come ad esempio il costo del lavoro, il livello di istruzione, l’innovazione e la tecnologia, le infrastrutture, l’efficienza del sistema finanziario etc, nda) incrementa la crescita ed il benessere generale ma tutto ciò per diventare possibile, e torniamo al discorso dell’amministrazione del Paese, deve avere una spinta politica e di coordinamento generale fra le istituzioni.

Cosa può dirci riguardo alla sua esperienza con “Fare per fermare il declino”?

L’esperienza di Fare è stata deludente e mi ha portato a preferire un impegno civico, sociale, piuttosto che direttamente politico; ritengo di essere distante dalle logiche della politica italiana. Come già ribadito in altre occasioni, ciò che mi ha infastidito è stato l’atteggiamento degli amministratori del partito, che non hanno inteso il concetto cardine di onestà e trasparenza nei confronti degli elettori a prescindere da qualunque situazione e che mi ha portato a rassegnare le dimissioni, nonostante fossi uno dei fondatori dello stesso. Considero pertanto chiusa la parentesi politica a livello personale ma non il mio impegno nei confronti del Paese.

In ultimo, la rivedremo mai stabilmente in Italia?

Dopo anni all’estero un po’ di nostalgia c’è e tornare in Italia sarebbe senz’altro stimolante anche a livello professionale, però al momento sono impossibilitato per impegni familiari e lavorativi.

Professor Zingales, grazie per il tempo dedicatoci e buon lavoro.

E’ stato un piacere, spero di rivedervi a Chicago in futuro magari come miei studenti.

Chicago (USA), lì il 16 agosto 2013

[articolo pubblicato con il consenso scritto del professor Luigi Zingales]

[RIPRODUZIONE RISERVATA - ATTENERSI A NORME SU COPYRIGHT]

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Un Commento a “QUATTRO CHIACCHIERE CON IL PROFESSOR LUIGI ZINGALES”

  • monsignormatteo scrive:

    Molto interessante. Purtroppo i problemi sono quelli che tutti noi conosciamo e che nessuno sta risolvendo. Illuminante il parallelo con la GB

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