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L’indice Cape (Ciclically Adjusted Price Earnings) ovvero il rapporto fra prezzo e utili calcolato utilizzando la media degli utili degli ultimi dieci anni, che consente di ottenere un valore dell’utile che tiene conto sia degli anni particolarmente favorevoli, sia di quelli meno portando così ad una grandezza non influenzata da valori estremi, permette di osservare la condizione dei mercati azionari.

E’ stato verificato sul mercato americano che il Cape tende ad oscillare attorno alla propria media per effetto dell’azione del prezzo: quando il Cape sale troppo, i prezzi delle azioni sono destinati a scendere per riportarlo in media; al contrario, quando è troppo basso il ritorno verso la media sarà guidato dalla risalita dei prezzi.


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Le valutazioni dei listini presi in considerazione permettono di affermare che i mercati abbiano assegnato a ciascuna borsa livelli di multipli coerenti: negli USA il Cape appare piuttosto elevato ma di certo l’economia americana non è fra quelle più deboli, mentre là dove la crisi morde la valutazione dei titoli azionari appare compatibile con il contesto economico.

I Cape calcolati per i principali listini sono i seguenti: Francia 12,7; Italia 7,0; Germania 15,7; Spagna 8,9: Svizzera 19,7; Regno Unito 11,0; Giappone 25,4; USA 23,2 e le rispettive variazioni dei prezzi necessarie per ritornare sui massimi storici sono: 63%; 165%; 44%; 94%; 20%; 3%; 129%; -4% (quest’ultimo valore negativo indica che il precedente massimo storico è stato superato: pertanto a differenza degli altri mercati, per ritornarvi i prezzi devono scendere.

Fonte: elaborazione Cellino e Associati Sim su dati FactSet, Shiller.

stralcio articolo da MF-Milano Finanza del 18-05-2013

(Franco C.)

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