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Ultimamente il leitmotiv dei mercati è lo spauracchio del – tradotto letteralmente - “precipizio fiscale”.

Dopo la rielezione del presidente Obama, al suo nome si è accostato il rischio del “Fiscal Cliff” come primo ostacolo del suo secondo mandato. Ma cosa significa tutto ciò?

Si tratta di un termine coniato recentemente e si riferisce ad una serie di misure automatiche – in concomitanza con la scadenza dei tagli fiscali previsti a suo tempo dall’amministrazione Bush e dei tagli alla spesa approvati dalla passata legge finanziaria – che se non modificate comporteranno l’aumento della pressione fiscale, di tagli alla spesa, riducendo così il deficit più velocemente ma rischiando di riportare gli Stati Uniti in recessione nel prossimo anno, situazione che non piace ai mercati ma nemmeno ai comuni cittadini, che si ritroverebbero con meno denaro da spendere.


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Il problema principale è che per evitare queste misure, il Congresso USA (quello che in Italia sarebbe il Parlamento) deve trovare una soluzione di compromesso fra repubblicani e democratici, situazione resa ancor più complicata dal fatto che dopo le ultime elezioni federali i repubblicani hanno mantenuto una maggioranza alla Camera mentre i democratici al Senato, spaccando in due il Congresso stesso.

Se Obama riuscirà nell’intento, l’economia americana, già in (lenta) ripresa, potrà tirare un sospiro di sollievo così come gli stessi mercati finanziari occidentali, altrimenti vi sarà una grossa incognita per il futuro. Non è nemmeno da sottovalutare il fatto che la rielezione di Obama comporta il mantenimento della politica monetaria aggressiva di stimoli all’economia per mezzo del Quantitative Easing, situazione che rimarrà tale anche se l’attuale presidente FED Ben Bernanke dovesse lasciare a fine mandato, probabilmente sostituito dalla sua vice Janet Yellen.

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Un Commento a “USA: COS’È IL “FISCAL CLIFF””

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