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Da qualche tempo sembra tornato il buon umore sui mercati finanziari e soprattutto i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono scesi drasticamente con il decremento dello Spread sotto 400 punti base, situazione che non accadeva ormai da mesi.

Ma perché? Al momento il più grande contributo è arrivato dalla BCE, la Banca Centrale Europea governata dall’italiano Mario Draghi, che sfidando le resistenze tedesche in seno al consiglio della banca centrale ha fatto sì che la BCE si apra ad eventuali acquisti di obbligazioni governative a medio-breve termine (con scadenze massime a 3 anni) di Paesi UE considerati a rischio – come l’Italia stessa - al fine di calmierare i mercati e la speculazione, contribuendo ad abbassare lo Spread e conseguentemente il tasso di rifinanziamento del debito di questi Paesi.


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Le resistenze tedesche invece, derivano dalla preoccupazione della commistione possibile fra politica monetaria, attuata dalla BCE, e politica finanziaria dei Paesi UE cosiddetti periferici: in sostanza temono che questa ciambella di salvataggio li porti ad abbandonare la strada del rigore già intrapresa con grandi difficoltà, avendo alle spalle l’aiuto della Banca Centrale.

Bisogna però ammettere che il rigore inteso alla tedesca non è sempre foriero di situazioni positive per le nazioni che lo applicano, visto che in Italia questa politica ha portato ad una contrazione significativa dell’economia e ad un impoverimento generale. I problemi italiani, che senz’altro esistono e lo possiamo constatare ogni giorno, sono di altro tipo e non si risolvono solamente col rigore indiscriminato.

La crisi finanziaria che si è poi ripercossa sulla vita di tutti giorni dando luogo a problemi che ci portiamo dietro ormai da anni sicuramente non è finita, ma si può ammettere che grazie a Mario Draghi possiamo finalmente vivere un momento di relativa tranquillità e da qui cercare di ripartire.

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