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Nonostante l’inizio di settimana dominato da ritracciamenti e dal settore automobilistico in crisi, BCE e FEDeral Reserve sono state i grandi artefici dell’importante rialzo dei mercati azionari degli ultimi due mesi.

La prima con l’annuncio “salva-Euro” della possibilità di acquisti senza limiti dei titoli di Italia e Spagna (come spiegato nell’articolo precedente); la seconda – la banca centrale americana - attraverso l’atteso nuovo round di immissione di liquidità noto come QE3 (acronimo di Quantitative Easing, traducibile con alleggerimento o facilitazione quantitativa), al fine di ulteriore stimolo all’economia americana e quindi alla creazione occupazionale.


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I mercati Usa sono tornati sui massimi dell’ultimo quinquennio, mentre per la zona Euro, nonostante il poderoso recupero, rimane ancora molta strada da percorrere (S&P500 si porta al 115% dai minimi del 2009, l’Eurostoxx a più 50%).

La composizione dei diversi indici può determinare dinamiche diverse. Settori ciclici potrebbero in questa fase essere favoriti rispetto ai difensivi e così il “finanziario” grazie alla ritrovata fiducia e sostegno delle banche centrali potrebbero esprimere nuovo vigore (il FTSE MIB é l’indice più finanziario dell’Area Euro, con una presenza massiccia di energetici).

Resta però un contesto macroeconomico e politico pieno di incertezze e rischi. Da qui possibili variabili in grado di influenzare negativamente l’ulteriore espansione dei listini borsistici, soprattutto quelli di Spagna e Italia.

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