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PCT, acronimo di Pronti Contro Termine, ovvero contratto in cui il venditore (di solito una banca) cede un determinato numero di titoli all’acquirente impegnandosi – contestualmente – al riacquisto degli stessi ad un prezzo e ad una scadenza predetrminati.

Quindi il venditore, a fronte della cessione temporanea di titoli, prende in “prestito” denaro dall’acquirente. E’ una tipologia d’investimento di breve durata ( da 1 a 3 mesi mediamente, ma si possono trovare anche durate sino a 6 mesi) ed ha come sottostate tipico i titoli di Stato o comunque obbligazioni.

Il differenziale di prezzo tra la vendita ed il riacquisto rappresenta per l’acquirente/investitore il rendimento. E’ pertanto un investimento di liquidità a breve termine, gode di buon livello di sicurezza e ritorni reddituali tipici dei prodotti finanziari vincolati nel tempo, come ad esempio i Conti Deposito.


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Rispetto ai Conti Deposito invece non gode della garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (max 103.000 Euro ). Il PCT non è da considerare totalmente privo di rischi e prima dell’eventuale stipula serve verificare con attenzione il cosidetto “sottostante”, cioè quali titoli sono oggetto del contratto (se titoli di Stato od altre obbligazioni societarie).

Ciò ha grossa valenza sia in caso di fallimento della banca che ha stipulato, sia in caso di fallimento dell’emittente dei titoli sottostanti all’operazione. Un’attenta verifica del contratto è poi necessaria per controllare la presenza di eventuali clausole particolari indicanti chi si assume il rischio nell’eventualità di fallimento dell’emittente.

(Franco C.)

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