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Si è spesso sentito parlare dei Mutui Subprime americani, come peccato originale della crisi finanziaria del 2008. Ma che cosa sono veramente?

In poche parole sono mutui ipotecari, dove la parola Subprime significa letteralmente “di seconda scelta”. La crisi è nata proprio dalla bolla del mercato immobiliare americano, dove la competizione per fare numeri nel breve termine da parte delle istituzioni finanziarie americane ha portato le stesse ad erogare mutui a chiunque, fregandosene di verificare la capacità di rientro dal mutuo del cliente, semplicemente perchè lo stesso mutuo era coperto da ipoteca sulla casa e nel momento in cui il mutuatario non fosse riuscito a pagare la rata, la banca sarebbe rientrata in possesso dell’immobile.

Facciamo un esempio molto semplice: il signor John Smith vuole una casa di valore 100 mila dollari, ma non ha soldi in conto né lavoro fisso e sicuro. Va in banca e gli viene comunque concesso un prestito pari all’intero ammontare del costo della casa, coperto solamente dall’ipoteca sulla casa stessa. Bene, allora il signor Smith acquista la casa e comincia a pagare le rate mensili fino a ripagare un certo valore della cifra presa a prestito, ma ad un certo punto perde il lavoro o guadagna meno e non riesce più a pagare le rate del mutuo. Ora la banca, dopo aver guadagnato gli interessi sulla somma fino a quel momento restituita dal signor Smith, lo caccia di casa e ne rientra in possesso. Intanto è passato del tempo e la casa ha un valore maggiore rispetto a quando l’acquistò il signor Smith, quindi verrà ceduta ad altri signori Smith tramite mutui alle stesse condizioni. E così via negli anni… fino al crack.


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Ad un certo punto infatti, a causa dei troppi prestiti ai tanti signori Smith, le banche si sono ritrovate in mano immobili a prezzi molto accresciuti con un mercato ormai saturo, pertanto hanno cominciato a perdere un sacco di soldi: è scoppiata la bolla.

Ma questa crisi immobiliare americana come ha fatto ad arrivare sino a noi del Vecchio Continente? 

Ancora più semplice: le banche, dopo aver assunto questi rischi altissimi, ne hanno trasferiti una parte considerevole attraverso il procedimento di cartolarizzazione (“securitization” in inglese, cioè creare nuovi strumenti finanziari omogenei e pertanto facilmente vendibili, basati su di un mix di altre attività) all’apparenza molto vantaggiosi come remunerazione, perciò questi nuovi strumenti finanziari (poi chiamati titoli tossici) hanno fatto il giro del mondo coinvolgendo anche banche e società d’investimento nostrane.

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