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Il FOREX, acronimo di FOReign EXchange che altro non significa se non “Borsa delle Valute Estere”, è considerato il mercato più grande al mondo, con un volume medio giornaliero di circa 4000 mila miliardi di Dollari di transazioni (cioè molto più elevato di tutti gli scambi azionari o obbligazionari medi giornalieri in Europa o negli USA); questo mercato si basa ovviamente sullo scambio di una certa valuta per un’altra.

Storicamente il FOREX nasce agli inizi degli anni ’70 come mercato principalmente interbancario e fra grandi istituzioni finanziarie mondiali, favorito dal ritorno alla fluttuazione delle monete a causa della fine degli Accordi di Bretton Woods (quegli accordi del 1944 che decisero di adottare il Dollaro americano come valuta di riferimento, fissando il cambio fra lo stesso e le altre valute e fra il Dollaro USA e l’oro, quindi stabilizzando le fluttuazioni dei cambi stessi ed impedendo la fuga di capitali, la speculazione ma anche le operazioni di politica monetaria dei singoli Paesi).

Oggi come allora i cambi fluttuanti permettono la formazione del prezzo da parte del mercato, secondo la legge della domanda e dell’offerta; con l’avvento dei computer e l’interesse crescente per questo mercato, che grazie alle enormi dimensioni ed all’estrema liquidità offre ottime opportunità speculative, sempre più intermediari hanno cominciato ad offrire l’opportunità di investire in questo mercato anche ai piccoli investitori, ovviamente in maniera indiretta (esistono una miriade di Broker Forex, fra i più conosciuti abbiamo ad esempio FxPro oppure ActiveTrades, ma anche le banche nostrane si sono attrezzate per servire i propri clienti).

Nonostante ciò, i volumi mossi dai piccoli investitori costituiscono solo una parte marginale del totale medio giornaliero: questo contribuisce a creare un mercato molto tecnico, cioè poco influenzabile da singole istituzioni come accade ad esempio per le azioni, anche se i cosìddetti market movers sono spesso costituiti da notizie riguardo all’economia internazionale e mondiale, oltre che alla politica monetaria degli Stati stessi. Tuttavia grazie a questo fatto risulta molto efficace lo studio dell’analisi tecnica per cercare di anticipare gli andamenti futuri dei prezzi.

Le particolarità che caratterizzano questo mercato sono svariate, a cominciare dall’apertura, praticamente sette giorni su sette e 24 ore al giorno. La variazione del prezzo rispetto al giorno precedente si calcola in base alla chiusura, anche se essa risulta essere di pochi minuti: convenzionalmente la “chiusura” giornaliera arriva alla chiusura del mercato americano (a seconda dell’ora legale, in Italia è la sera fra le ore 22 e le 23).


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Le valute più scambiate sono rispettivamente il Dollaro americano, l’Euro, lo Yen giapponese, la Sterlina britannica e il Franco svizzero. Quest’ultimo però, da qualche me se a questa parte, viene mantenuto artificialmente a quota 1,20 circa sull’Euro dalla Banca Centrale svizzera, perciò diviene inutile per un fine meramente speculativo; può tornare utile invece in un’ottica di diversificazione di portafoglio, con un cambio effettivo di valuta fisica Euro contro Franco, essendo ormai lo stesso momentaneamente privo di rischio di cambio.

Oltre alla valuta fisica, lo scambio coinvolge perlopiù contratti derivati con sottostante le valute stesse, sopratutto contratti Spot (una tipologia di contratti Forward) per quanto riguarda i piccoli investitori. Questo permette di accedere anche ad una forte leva finanziaria, con un solo margine a copertura dell’operazione intera.

Gli strumenti compravenduti nel Forex prendono il nome di cross valutari, perchè ogni valuta straniera è espressa in base ad una valuta di riferimento; per noi europei la valuta base è chiaramente l’Euro, che si troverà sempre a numeratore, mentre cambieranno le valute a denominatore: ad esempio il cross più scambiato è quello formato con il Dollaro americano, abbreviato in EUR/USD. Per una spiegazione più dettagliata riguardante i Cross Valutari cliccare sul link.

La tassazione sul FOREX in Italia:

Fino a poco tempo fa la tassazione era praticamente inesistente per una questione tecnica: la legislazione italiana affermava che si dovesse essere tassati solo se le valute acquistate fossero mantenute oltre i sette giorni lavorativi prima di venderle e se il loro importo superasse i 51.645,69 euro (100 milioni di Lire), cosa che non avveniva mai anche perchè le posizioni venivano chiuse e immediatamente riaperte ogni giorno. Oggi, purtroppo, una circolare dell’Agenzia delle Entrate ha modificato la norma precedente, riconducendo i proventi da Forex a “redditi diversi”, pertanto si applica un’aliquota del 20% (la stessa applicata ad esempio per le azioni, che sempre fino a poco tempo era del 12,5%).

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